Emilia-Romagna, al via gli Stati generali della pesca
08/09/2026
Tre appuntamenti lungo la costa emiliano-romagnola per costruire una strategia sul futuro della pesca e dell’acquacoltura, partendo dai dati economici e dal confronto diretto con imprese, cooperative, marinerie e operatori della filiera. La Regione Emilia-Romagna ha presentato il 7 settembre a Bologna la prima edizione degli Stati generali del settore, un percorso che toccherà Goro, Cesenatico e Rimini tra settembre e novembre 2026 e che dovrà contribuire anche al confronto sulla futura programmazione europea successiva al 2027.
Prima tappa a Goro il 25 settembre
Il calendario si aprirà venerdì 25 settembre alle 9.30 a Goro, nella sala consiliare del Comune, con un incontro dedicato all’acquacoltura, al cambiamento climatico e all’impatto delle specie invasive. Il confronto sarà orientato alla ricerca di nuovi modelli produttivi capaci di rispondere alle trasformazioni ambientali che stanno interessando il settore.
La seconda tappa è fissata per 9 ottobre a Cesenatico, al Museo della Marineria. Al centro dell’appuntamento ci saranno strategie e opportunità per il futuro della pesca regionale.
Il percorso si concluderà il 27 novembre a Rimini, nella Sala Ressi del Teatro Galli, con un confronto sui contributi comunitari e sulla nuova programmazione europea 2028-2034. Le indicazioni raccolte durante i tre incontri saranno integrate con il rapporto conoscitivo elaborato con il supporto tecnico di Art-ER.
Nel 2025 oltre 2.500 imprese e 4.415 addetti
I dati presentati dalla Regione mostrano il peso economico del comparto. Nel 2025 risultavano attive 2.597 imprese nella filiera regionale della pesca e dell’acquacoltura, con 4.415 addetti. La produzione della branca pesca e acquacoltura ha raggiunto 71,2 milioni di euro, con 33,7 milioni di valore aggiunto.
Una parte rilevante dell’attività regionale è concentrata nell’acquacoltura marina, che rappresentava il 64,3% delle imprese del settore. Nel 2025 la flotta contava 574 imbarcazioni, al netto delle unità impiegate negli impianti di acquacoltura, mentre le catture hanno raggiunto 14,7 mila tonnellate.
Nel 2024 l’Emilia-Romagna aveva realizzato il 12,4% delle catture italiane, collocandosi al terzo posto tra le regioni per quantità pescate.
Acquacoltura in crescita, pesca marina in trasformazione
Il dossier evidenzia una trasformazione significativa della struttura produttiva. Tra il 2014 e il 2024 le unità locali della pesca marina sono diminuite del 39,9% e gli addetti del 26,2%. Nello stesso periodo, nell’acquacoltura marina le unità locali sono cresciute del 38,5% e gli occupati del 47,6%.
Nel 2024 risultavano inoltre attive 118 concessioni per 175 impianti, dedicati soprattutto alla produzione di vongole e mitili. Nel 2025 sono stati prodotti circa 13,9 milioni di chilogrammi di mitili e circa 5 milioni di chilogrammi di vongole. L’ostricoltura ha raggiunto nello stesso anno una produzione di circa 43,8 mila chilogrammi.
Quasi 40 milioni dalla programmazione Feampa
La Regione punta a utilizzare gli Stati generali per definire priorità condivise su innovazione, competitività, ricambio generazionale e sostegno alle imprese. L’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Alessio Mammi, ha ricordato che l’Emilia-Romagna sta mettendo in campo quasi 40 milioni di euro attraverso la programmazione Feampa 2021-2027.
A queste risorse si aggiungono circa 5 milioni di euro di investimenti regionali destinati a fronteggiare calamità e criticità come granchio blu, anossia e mucillagine. La Regione chiede inoltre strumenti nazionali stabili per sostenere le imprese colpite dagli effetti del cambiamento climatico.
Mercati ittici, scambi per 25,8 milioni nel 2025
I cinque principali mercati ittici regionali di Cattolica, Cesenatico, Goro, Porto Garibaldi e Rimini hanno registrato nel 2025 scambi per 25,8 milioni di euro, in aumento dell’11% rispetto al 2022.
Sul fronte del commercio estero, nello stesso anno l’Emilia-Romagna ha esportato prodotti ittici per 127 milioni di euro e ne ha importati per 934,7 milioni. Il saldo commerciale risulta quindi negativo per 807,7 milioni di euro, legato in larga parte ai prodotti lavorati e conservati.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to