Ricerca sanitaria, in Emilia-Romagna 1.530 studi nel 2025
07/08/2026
La ricerca sanitaria dell’Emilia-Romagna ha raggiunto nel 2025 il livello più alto dal 2020, con 1.530 studi clinici e osservazionali condotti dalla rete regionale. Il dato emerge dal rapporto elaborato da SirER, il sistema informativo regionale dedicato al settore, e segna una netta ripresa dopo la flessione registrata nel biennio precedente. A sostenere l’aumento sono stati la riorganizzazione delle attività, l’adozione di nuovi processi informativi e il progressivo assestamento del sistema dei Comitati etici.
Oltre 7.200 studi realizzati dal 2020
Tra il 2020 e il 2025, le strutture sanitarie e universitarie dell’Emilia-Romagna hanno portato avanti complessivamente 7.213 studi. Di questi, 2.372 erano interventistici, cioè basati sull’applicazione di trattamenti o procedure ai partecipanti, mentre 4.841 avevano carattere osservazionale.
Dopo gli oltre 1.380 studi annui condotti tra il 2021 e il 2022, il sistema regionale aveva attraversato una fase di rallentamento: 1.112 ricerche nel 2023 e 1.188 nel 2024. La diminuzione è stata collegata alla riorganizzazione nazionale dei Comitati etici e all’introduzione del Clinical Trials Information System, la piattaforma europea utilizzata per la gestione delle sperimentazioni cliniche.
Nel 2025 l’attività ha recuperato terreno, superando i valori dell’intero periodo analizzato. Secondo il rapporto, la crescita potrebbe essere legata agli effetti positivi dei nuovi strumenti organizzativi e alla messa a regime delle procedure adottate per raccogliere e gestire le informazioni sugli studi.
Due ricerche su tre coinvolgono più centri
Il rapporto evidenzia una forte integrazione della rete emiliano-romagnola con strutture scientifiche italiane e straniere. Il 65,3% degli studi condotti nel 2025 ha coinvolto più centri di ricerca. La percentuale sale all’83,4% considerando esclusivamente le sperimentazioni interventistiche.
All’interno degli studi multicentrici, il 68,6% è stato sviluppato attraverso collaborazioni internazionali. Il dato conferma la partecipazione delle Aziende sanitarie, degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e delle università regionali a reti avanzate, capaci di condividere protocolli, dati e competenze.
L’oncologia, compresi i tumori del sangue, resta il principale ambito di ricerca e rappresenta il 28,6% delle attività. Seguono la neurologia, con il 7,3%, l’area cardiovascolare e quella muscolo-scheletrica, entrambe con una quota del 6,2%.
Farmaci al centro degli studi interventistici
Tra le ricerche interventistiche realizzate nel 2025, il 66,5% ha riguardato la sperimentazione di farmaci. Nel 90,5% dei casi si è trattato di studi di Fase II e Fase III, le fasi dedicate alla valutazione dell’attività terapeutica, dell’efficacia e del rapporto tra benefici ed eventuali rischi.
La concentrazione delle sperimentazioni nelle fasi centrali dello sviluppo clinico colloca gli enti del Servizio sanitario regionale in una posizione significativa nel panorama della ricerca farmacologica nazionale. Si tratta di studi che possono coinvolgere numerosi pazienti e richiedono strutture organizzative, personale specializzato e procedure di controllo particolarmente rigorose.
Nel corso dell’anno è cresciuto anche il ricorso a metodologie considerate di elevato valore scientifico. Gli studi sperimentali randomizzati hanno costituito il 57,6% delle ricerche interventistiche, mentre gli studi di coorte prospettici hanno rappresentato il 31,6% delle attività osservazionali.
Medicina personalizzata e malattie rare
La mappatura di SirER registra un’espansione delle ricerche orientate alla medicina di precisione. Nel 2025 sono stati condotti 179 studi con analisi genomiche, genetiche o omiche, pari all’11,7% del totale. Questi strumenti consentono di esaminare le caratteristiche biologiche dei pazienti e delle patologie, con l’obiettivo di sviluppare diagnosi e trattamenti maggiormente mirati.
Una parte rilevante dell’attività ha interessato le malattie rare. Gli studi dedicati a queste patologie sono stati 208, corrispondenti al 13,6% delle ricerche registrate durante l’anno. Il settore richiede spesso collaborazioni tra più centri, poiché il numero limitato di pazienti rende necessario costruire reti territoriali, nazionali e internazionali.
Dai Comitati etici 1.834 pareri nel 2025
Il funzionamento della rete regionale è sostenuto anche dai Comitati etici territoriali, incaricati di valutare la correttezza metodologica degli studi, il rispetto della normativa e la tutela delle persone coinvolte nelle sperimentazioni. Nel 2025 gli organismi hanno espresso 1.834 pareri, il 98,3% dei quali favorevoli.
Il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, hanno attribuito il risultato alla collaborazione tra Irccs, Aziende sanitarie, università, ricercatori, infrastrutture scientifiche e Comitati etici.
Secondo i rappresentanti regionali, la rete sta consolidando un modello capace di collegare innovazione scientifica e applicazione clinica, mantenendo particolare attenzione alle patologie ad alta complessità. Il numero di ricerche dedicate alle malattie rare viene indicato come uno degli elementi che mostrano la capacità del sistema di indirizzare risorse e competenze verso bisogni sanitari difficili da affrontare.
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