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Reggio Emilia riflette su Aemilia, dieci anni dopo il processo che ha segnato il Nord Italia

14/04/2026

Reggio Emilia riflette su Aemilia, dieci anni dopo il processo che ha segnato il Nord Italia

Dieci anni dopo l’avvio del processo Aemilia, Reggio Emilia torna a interrogarsi sul significato profondo di quella vicenda giudiziaria che ha inciso in maniera netta nella coscienza civile del territorio e, più in generale, nel modo in cui il Paese ha guardato alla presenza della ’ndrangheta fuori dai confini tradizionalmente associati al fenomeno mafioso. Venerdì 17 aprile, al Centro internazionale Loris Malaguzzi, il Comune promuove una giornata di riflessione che mette insieme istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, rappresentanti politici e mondo della scuola, con l’intento di rileggere quella stagione non come una pagina chiusa, ma come un passaggio ancora vivo nella comprensione dei meccanismi di infiltrazione criminale nel tessuto economico e sociale del Nord Italia.

La scelta di dedicare un doppio appuntamento a questo anniversario restituisce bene la natura dell’iniziativa. Da una parte c’è il convegno del pomeriggio, costruito attorno a figure che hanno avuto ruoli diversi ma centrali nella lotta alla criminalità organizzata; dall’altra c’è la volontà di coinvolgere gli studenti delle scuole superiori, chiamati a confrontarsi con il tema attraverso il linguaggio del cinema e del dialogo diretto con testimoni e protagonisti dell’impegno istituzionale e giudiziario. È un’impostazione che rivela una consapevolezza precisa: la memoria del processo Aemilia non può restare confinata nella cronaca giudiziaria, ma deve continuare a produrre conoscenza pubblica, senso critico e responsabilità collettiva.

Un convegno per rileggere il peso storico e civile del processo

L’appuntamento del pomeriggio, in programma alle 16, nasce con l’obiettivo di mettere a fuoco ciò che il maxiprocesso Aemilia ha rappresentato per Reggio Emilia, per l’Emilia-Romagna e per l’intero Paese. Non soltanto il più importante procedimento intentato contro la ’ndrangheta nel Nord Italia, ma anche uno spartiacque che ha costretto istituzioni, opinione pubblica e sistema economico a riconoscere una presenza mafiosa radicata, capace di insinuarsi nelle relazioni produttive, negli appalti, nelle imprese e nelle pieghe della vita quotidiana.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Marco Massari, del presidente della Provincia Giorgio Zanni e del presidente della Regione Michele de Pascale, il confronto entrerà nel merito grazie agli interventi di figure che hanno osservato e affrontato il fenomeno da prospettive differenti. Saranno presenti, tra gli altri, Francesco Maria Caruso, già presidente del collegio giudicante del processo Aemilia, l’ex sindaco Luca Vecchi, il procuratore capo di Bologna Paolo Guido e la senatrice Vincenza Rando, componente della Commissione parlamentare antimafia e avvocata di parte civile in quel procedimento. A chiudere i lavori sarà Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, presenza che conferisce ulteriore rilievo a un momento pensato per rileggere gli insegnamenti lasciati dal processo e misurare quanto quei nodi restino attuali.

Il cuore del convegno sta proprio in questo: comprendere come Aemilia abbia cambiato la percezione del rischio mafioso in territori ritenuti per lungo tempo immuni o marginali rispetto a queste dinamiche, e come abbia mostrato con chiarezza che il contrasto alle organizzazioni criminali richiede uno sforzo continuativo, capace di tenere insieme repressione giudiziaria, vigilanza amministrativa e maturazione culturale.

Il dialogo con gli studenti e il valore della trasmissione civile

La mattinata dedicata alle scuole superiori di Reggio Emilia aggiunge all’iniziativa una dimensione particolarmente significativa, perché colloca il tema della legalità dentro uno spazio di formazione e confronto rivolto alle nuove generazioni. L’apertura con la proiezione del film “Francesca e Giovanni. Una storia d’amore e di mafia”, firmato da Simona Izzo e Ricky Tognazzi, introduce un registro narrativo capace di avvicinare i ragazzi a una materia complessa senza impoverirla, offrendo un punto di accesso emotivo e civile alla riflessione.

Subito dopo, il dibattito vedrà la partecipazione del sindaco Marco Massari, di Emanuele Cavallaro per Anci Emilia-Romagna, dell’attrice Ester Pantano, del procuratore della Repubblica Gaetano Calogero Paci e della senatrice Vincenza Rando. Il valore di questo incontro non sta soltanto nei nomi coinvolti, ma nella possibilità di creare un dialogo diretto tra studenti e figure che, da ambiti diversi, lavorano ogni giorno sui temi della giustizia, della memoria e del contrasto alle mafie.

In questo passaggio si coglie uno degli aspetti più solidi dell’intera iniziativa: l’idea che la lotta alla criminalità organizzata non possa essere affidata unicamente agli strumenti repressivi, ma debba nutrirsi anche di consapevolezza, linguaggio pubblico e capacità di trasmettere ai più giovani la complessità di ciò che è accaduto. Reggio Emilia, scegliendo di ricordare Aemilia in questa forma, prova a tenere insieme memoria e presente, istituzioni e cittadinanza, esperienza giudiziaria e responsabilità educativa, restituendo a quel processo il suo peso storico ma anche il suo lascito più esigente: non abbassare la soglia dell’attenzione.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to