Emilia-Romagna, confermati 122 Comuni montani: la Regione amplia l’elenco
06/08/2026
L’Emilia-Romagna continuerà a riconoscere 122 Comuni montani, superando la nuova classificazione nazionale che ne individua soltanto 99. La decisione è stata formalizzata dalla Giunta regionale con una delibera che recepisce il decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’11 maggio, ma integra l’elenco statale con altri 23 territori considerati montani secondo i criteri adottati dalla Regione.
Nove Comuni esclusi e nove nuovi ingressi
La classificazione nazionale si basa esclusivamente su parametri fisici e morfologici, in particolare altitudine e pendenza. L’applicazione di questi criteri modifica la posizione di diversi territori emiliano-romagnoli: nove Comuni perdono il riconoscimento statale di montanità, mentre altri nove lo acquisiscono.
Tra quelli esclusi figurano Varano de’ Melegari, in provincia di Parma; Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice, nel Bolognese; Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone, nel Forlivese-Cesenate.
Entrano invece nella classificazione nazionale Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca, nel Piacentino; Langhirano, nel Parmense; Modigliana e Civitella di Romagna, in provincia di Forlì-Cesena.
La Regione ha scelto di affiancare ai 99 Comuni individuati dal Governo altri 23 territori, mantenendo così una platea più ampia per l’accesso alle politiche dedicate alla montagna, ai fondi regionali e alle condizioni agevolate previste da bandi e servizi.
De Pascale e Baruffi: “Nessun territorio resterà indietro”
Il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore alla Montagna e alle Aree interne Davide Baruffi hanno ribadito che la normativa regionale continuerà a seguire un’impostazione inclusiva. L’obiettivo dichiarato è evitare che la nuova classificazione nazionale interrompa i percorsi di coesione territoriale già avviati nei comuni dell’Appennino.
Secondo la Giunta, le caratteristiche di un territorio montano non possono essere valutate soltanto attraverso formule legate alla quota altimetrica o alla pendenza. Nella definizione delle politiche regionali pesano anche la tenuta dei servizi pubblici, il rischio di spopolamento, la fragilità idrogeologica, i collegamenti e le difficoltà affrontate dalle attività economiche locali.
De Pascale e Baruffi hanno escluso la possibilità di creare differenze tra comunità che condividono problemi sociali, demografici e infrastrutturali analoghi. La Regione intende quindi continuare a includere tutti i 122 Comuni nelle proprie strategie, anche quando alcuni di essi non rientrano nella classificazione approvata a livello statale.
Risorse regionali per compensare i tagli nazionali
La delibera è accompagnata da un impegno finanziario destinato a tutelare i territori rimasti fuori dall’elenco governativo. La Regione sostiene che le risorse nazionali rivolte alla montagna emiliano-romagnola siano state ridotte del 60% e ha annunciato la copertura integrale della quota mancante attraverso fondi propri.
Un primo intervento era già stato inserito nell’ultima legge di bilancio regionale, con un aumento degli stanziamenti per i comuni montani. Ulteriori risorse sono state previste nella recente manovra di assestamento: 18 milioni di euro saranno destinati alle aree interne, con l’obiettivo di sostenere servizi, infrastrutture e sviluppo locale.
La Regione conferma così una linea autonoma rispetto alla classificazione nazionale, mantenendo invariata la propria mappa della montagna emiliano-romagnola. Per i 122 Comuni inclusi nell’elenco regionale resteranno quindi attive le misure di sostegno e le condizioni di favore previste dalle politiche territoriali.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to