Emilia-Romagna, 30 cooperative di comunità: chiesta una legge nazionale
19/08/2026
Circa 30 cooperative di comunità, quasi mille soci, un centinaio di posti di lavoro e oltre 5 milioni di euro di valore della produzione. È il quadro tracciato da Confcooperative Emilia Romagna, che chiede al Governo e al Parlamento una legge quadro nazionale capace di riconoscere con precisione queste imprese e disciplinarne attività, fiscalità, rapporti di lavoro e strumenti finanziari. Un intervento ritenuto necessario per sostenere realtà nate soprattutto nei piccoli centri e nelle aree interne, dove gestiscono servizi, attività commerciali, turismo e progetti di valorizzazione territoriale.
Confcooperative chiede regole nazionali per il settore
La richiesta è stata rilanciata da Alessandro Cardinali, coordinatore delle cooperative di comunità di Confcooperative Emilia Romagna, attraverso un servizio realizzato da ERcole Tv, trasmissione di 7 Gold dedicata alle esperienze locali.
Secondo l'organizzazione, il principale problema riguarda l'assenza di una disciplina nazionale organica. Le cooperative di comunità hanno già ottenuto riconoscimenti attraverso diverse normative regionali, ma continuano a confrontarsi con questioni aperte relative all'inquadramento giuridico e fiscale, ai rapporti con i lavoratori, all'accesso agli strumenti finanziari e alla classificazione delle attività esercitate.
In Emilia-Romagna queste imprese sono nate spesso per iniziativa diretta degli abitanti di piccoli paesi alle prese con la riduzione dei servizi e delle opportunità economiche. Le attività possono comprendere la riapertura di negozi, la gestione di rifugi, servizi di welfare di prossimità, turismo sostenibile e recupero del patrimonio culturale.
Per Cardinali, una legge nazionale dovrebbe innanzitutto individuare caratteristiche e funzioni delle cooperative di comunità, fornendo riferimenti uniformi anche nei rapporti con enti pubblici e Camere di Commercio.
Quasi mille soci e oltre 5 milioni di euro di produzione
I dati regionali mostrano una rete composta da circa trenta realtà che coinvolgono complessivamente quasi mille soci e impiegano un centinaio di persone. Il valore della produzione supera nel complesso i 5 milioni di euro.
Il modello si basa sulla partecipazione degli abitanti e sulla possibilità di riunire, all'interno della stessa impresa cooperativa, attività economicamente sostenibili e servizi considerati utili alla comunità. Nei territori montani o nei centri con popolazione ridotta può significare mantenere aperto un esercizio commerciale, creare nuovi servizi turistici oppure recuperare strutture altrimenti inutilizzate.
La Regione Emilia-Romagna ha già introdotto strumenti normativi e bandi dedicati. Sul fronte dei rapporti con le amministrazioni locali è stato inoltre sviluppato un accordo con ANCI Emilia-Romagna, finalizzato a favorire il riconoscimento di queste realtà da parte dei Comuni e a facilitarne il coinvolgimento nella gestione di servizi, incarichi e progetti territoriali.
Dal codice Ateco ai rapporti con i Comuni
Tra i nodi indicati da Confcooperative figurano anche quelli amministrativi. La molteplicità delle attività svolte può creare difficoltà nell'individuazione dei codici Ateco e nell'inquadramento presso le Camere di Commercio, soprattutto quando la stessa cooperativa opera contemporaneamente nel commercio, nel turismo, nei servizi alla persona o nella manutenzione del territorio.
Un quadro normativo nazionale, secondo l'associazione, dovrebbe consentire di superare queste incertezze e stabilire condizioni omogenee per le collaborazioni con gli enti locali. L'obiettivo è permettere alle cooperative di programmare investimenti e attività con riferimenti giuridici più definiti, evitando interpretazioni differenti tra territori.
Campolo, il progetto Palens sull'Appennino bolognese
Tra le esperienze citate figura Palens, cooperativa di comunità nata a Campolo, frazione di Grizzana Morandi sull'Appennino bolognese. La realtà si è sviluppata nell'ambito del progetto comunale “Da Campolo l'Arte Fa Scola”, finanziato attraverso il Bando Borghi con risorse del PNRR.
La cooperativa ha già aperto una bottega a Riola e avviato attività legate al turismo. In collaborazione con il Comune sta inoltre lavorando agli interventi programmati a Campolo, tra cui la ristrutturazione e la riapertura di un ostello e di alcuni appartamenti destinati all'ospitalità.
Andrea Nalin, rappresentante di Palens, ha illustrato l'obiettivo di costruire un'offerta turistica capace di coinvolgere diverse realtà dell'area e valorizzare le caratteristiche del territorio. Per Confcooperative Emilia Romagna, esperienze di questo tipo mostrano il potenziale delle cooperative di comunità nelle aree interne e rafforzano la richiesta di una disciplina nazionale che ne definisca identità, strumenti operativi e possibilità di sviluppo.
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