Bologna, 29 Regioni UE unite per la sicurezza idrica
18/09/2026
Ventinue Regioni di dieci Paesi europei si sono riunite a Bologna per la prima Conferenza internazionale dell’Alleanza delle Regioni europee per la sicurezza idrica e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Nella sede dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna si è svolta la sessione tecnica dedicata ai programmi di lavoro della rete, nata a Bruxelles il 4 marzo 2026 su iniziativa dell’Emilia-Romagna per rafforzare la cooperazione tra territori sulle politiche dell’acqua, sulla prevenzione dei rischi ambientali e sull’adattamento climatico.
Tre gruppi di lavoro su norme, competenze e finanziamenti
Ad aprire la riunione è stata Barbara Lori, vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Al centro del confronto sono stati posti i piani operativi delle tre task force costituite dall’Alleanza e i prossimi passaggi della collaborazione tra le Regioni aderenti.
I gruppi di lavoro si occupano rispettivamente dei regolamenti e dei programmi europei, dello scambio di esperienze, competenze e attività formative e dell’accesso alle risorse finanziarie. Il coordinamento è affidato alle Regioni di Murcia e Valencia e all’Emilia-Romagna, ciascuna impegnata su uno dei diversi ambiti individuati.
La Conferenza riunisce istituzioni europee, amministrazioni regionali, rappresentanti della comunità scientifica ed esperti. L’obiettivo è trasformare la rete in uno strumento permanente attraverso il quale i territori possano condividere soluzioni operative e partecipare alla costruzione delle future politiche comunitarie dedicate alla gestione dell’acqua.
Prevenzione di alluvioni e siccità tra le priorità
L’Alleanza punta a rafforzare gli investimenti destinati alla prevenzione di alluvioni, siccità, precipitazioni estreme, mareggiate e scarsità d’acqua. Tra le priorità figurano anche la modernizzazione delle reti idriche, lo sviluppo delle infrastrutture verdi e blu e gli interventi di rinaturalizzazione.
Un altro fronte riguarda il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti dell’Unione europea da parte delle amministrazioni regionali. La piattaforma intende inoltre favorire ricerca e innovazione attraverso l’utilizzo di Big Data, supercalcolo e tecnologie avanzate, insieme alla condivisione di sistemi di allerta, modelli di governance e procedure per la gestione delle emergenze.
Nel programma rientra anche il principio del “build back better”, orientato a ricostruire territori e infrastrutture colpiti da eventi estremi riducendone la vulnerabilità rispetto a possibili nuovi rischi.
Lori: le Regioni chiedono un ruolo nelle politiche europee
Durante il suo intervento Barbara Lori ha richiamato l’esperienza dei territori colpiti da fenomeni meteorologici estremi e la necessità di sviluppare risposte capaci di adattarsi alle caratteristiche locali. Secondo la vicepresidente, le Regioni possono fornire competenze e conoscenze utili alla definizione di una strategia europea per la sicurezza idrica più vicina alle esigenze delle comunità.
La rete considera l’acqua un bene pubblico e punta a rafforzare il ruolo degli enti territoriali nella sua tutela e nella programmazione degli interventi. Le soluzioni dovranno tenere conto delle differenze geografiche, climatiche, idrologiche, economiche e sociali presenti nelle diverse aree dell’Unione europea.
La collaborazione con università, centri di ricerca e società civile viene indicata come uno degli elementi del percorso. L’intento è affiancare alle decisioni istituzionali dati scientifici, esperienze maturate sui territori e strumenti tecnologici utili a prevenire e gestire le emergenze.
Un’Alleanza nata a Bruxelles nel marzo 2026
L’Alleanza delle Regioni europee per la sicurezza idrica e l’adattamento ai cambiamenti climatici è stata costituita il 4 marzo 2026 a Bruxelles. L’iniziativa è partita dall’Emilia-Romagna con l’obiettivo di creare una piattaforma stabile di collaborazione politica e tecnica tra amministrazioni regionali europee.
Con la prima Conferenza internazionale di Bologna il progetto entra ora nella fase operativa. Le tre task force dovranno tradurre gli obiettivi comuni in attività, proposte e strumenti condivisi, mentre le Regioni aderenti intendono consolidare il confronto con le istituzioni dell’Unione europea sulle politiche per l’acqua, la prevenzione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
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